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24 nov 2013

29.11.2013 - Massa Marmocchi


Tutti insieme in bicicletta: è l’esperimento che sta tentando un vasto gruppo di genitori attivisti della ciclabilità in cinque città: Roma, Milano, Bologna, Napoli -e ora anche Caserta. Obiettivo? “Andare a scuola in un modo diverso, in allegria e libertà, appropriandosi delle strade e di una città troppo spesso percepita come pericolosa”.
In calendario per venerdì 29 novembre, il prossimo appuntamento conta già 20 scuole partecipanti solo a Roma, un bel up-grade se si tiene conto che nella prima edizione della biciclettata, il 20 settembre scorso, i baby "attivisti" sono stati trenta!
L'idea è di organizzare un "tutti insieme in bicicletta" ogni ultimo venerdì del mese per dimostrare che andare a scuola in bici è bello e si può fare, soprattutto se si è in tanti.
A Milano l’esperimento, detto "massa marmocchi", è iniziato a ottobre scorso grazie agli attivisti della locale Critical Mass, che hanno accompagnato a scuola i bambini, insieme ad alcuni genitori, con appuntamento alle 8 alla fermata M1 di Gorla in viale Monza.
I genitori-attivisti puntano a lanciare l’idea a livello nazionale: “La bicicletta è il regalo più desiderato per i bambini di ogni parte del mondo perché rappresenta il primo passo verso l’indipendenza negli spostamenti e il raggiungimento di velocità fino a quel momento sconosciute. Nonostante questo, nella stragrande maggioranza delle città italiane ai bambini viene impedito di utilizzare la bicicletta anche solo per il normale tragitto casa-scuola perché è troppo pericoloso e l’uso della bici viene quindi relegato nel weekend quando, dopo essere stata caricata nel bagagliaio di un’auto, viene liberata nei parcheggi ipercongestionati di parchi pubblici o altre aree delimitate dove, finalmente, i bambini possono pedalare in libertà. Da queste considerazioni nasce l’idea di un gruppo di genitori di ”fare rete” per creare un evento di portata nazionale in cui adulti e bambini diano vita a una massa critica in grado di affrontare il traffico motorizzato in sicurezza”.

10 nov 2013

Il mondo a colori di Plain Ink


Nel nostro mondo iperconnesso ci sono ancora paesi dove i tassi di alfabetizzazione non arrivano al 30%, e dove, quindi, meno di una persona su 3 sa leggere e scrivere. Non solo. Ci sono anche tanti, troppi, altri paesi in cui il tasso di alfabetizzazione è tra il 60-70%. Si tratta sempre di paesi poveri (e di alcuni in via di sviluppo), in guerra o appena usciti dalla guerra, dove gli interventi di alfabetizzazione non sono sempre semplici, per motivi sia economici sia logistici.
Sembra dunque un'idea bizzarra quella di usare in questi contesti i fumetti, i cantastorie e gli illustratori. Invece, a vedere la storia di Plain Ink, organizzazione no-profit per la promozione dell’alfabetizzazione e dello sviluppo locale in India e Afghanistan, l'idea tanto bizzarra non è e, invece, si è rivelata geniale diventando una case history e finendo sui giornali e all'attenzione delle Nazioni Unite.
L'intuizione è venuta nel 2010 a Selene Biffi, giovane imprenditrice sociale e già creatrice di realtà dinamiche e innovative come Youth Action for Change, prima organizzazione a livello globale a offrire corsi gratuiti online per giovani oggi operativa in 130 Paesi del mondo.
Plain Ink si occupa di creare e distribuire libri e fumetti gratuiti a bambini, scuole, biblioteche, comunità e organizzazioni, "di formare scrittori e illustratori per produrre contenuti istruttivi, di ispirazione e culturalmente appropriati per il contesto e i valori locali". E, in questo processo, cerca nel frattempo di sostenere l’economia creativa locale creando opportunità d’impiego. Alcuni dei libri di Plain Ink sono disponibili, sul sito, anche in italiano: è il caso di  "Luna" di Marco Testa bella storia di integrazione e di dialogo tra culture.